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  • Carlotta Pizzi

Intelligenza. Una, nessuna, centomila.



Quando sento uno studente dire "Non sono intelligente" mi rendo conto che per troppo tempo abbiamo attribuito al termine intelligenza un significato impreciso, che ha contribuito non poco a generare errate convinzioni e a minare le fondamenta del senso di autoefficacia individuale.

E' ormai evidente che parlando di questo tema si debba prima di tutto parlare al plurale.

E' dal 1983 infatti che Gardner, attraverso le sue ricerche all'interno dell'Università di Harvard, ci racconta le Intelligenze Multiple.


Da quella logico-matematica a quella sociale, da quella cinestetica a quella musicale fino ad arrivare a quella esistenziale, l'intelligenza non è definibile come un blocco unico di capacità, ed è anche una questione culturale.

In Occidente abbiamo da sempre dato ampio spazio alle abilità linguistiche e matematiche, in altre zone del mondo i parametri cambiano, dimostrando la relatività di molte nostre convinzioni.


La natura stessa dell'intelligenza e i suoi ambiti di applicazione sono, come il mondo stesso, in costante mutamento e sviluppo. L'intelligenza spaziale ha avuto un ruolo chiave nell'evoluzione delle conoscenze tecnologiche e informatiche, una maggior sensibilità sociale rispetto al lavoro di gruppo e alla creatività in ambito professionale ha spostato il focus sulle capacità introspettive e decisionali.


Tra le intelligenze necessarie per lo sviluppo integrato della persona da ormai diverso tempo il mondo della formazione degli adulti sta dando largo spazio a quella emotiva. La scuola, di contro, potrebbe fare molto di più considerando che uno studente medio passa più di 20.000 ore della sua vita sui libri e solo una minima percentuale di queste viene dedicata alla conoscenza delle proprie emozioni.


Eppure le emozioni giocano un ruolo chiave anche nell'apprendimento, sono in grado di dare carburante alla nostra motivazione o spegnerla del tutto, plasmano la nostra memoria portandoci ad attribuire un certo significato, positivo o negativo, alle esperienze vissute, e quest'ultimo è in grado di mandare in corto circuito le nostre performance scolastiche o professionali convincendoci, appunto, di non essere "abbastanza" bravi. O intelligenti.


Consapevolezza, autocontrollo, empatia, motivazione e abilità sociali sono i principali ingredienti dell'Intelligenza Emotiva secondo Goleman, psicologo e autore di "Intelligenza Ecologica" del 2009. Sono competenze piuttosto importanti in termini di qualità di vita individuale e sociale.

Non possono essere incidentali, casuali, ma vanno necessariamente coltivate con cura e perseveranza.


Per allenare la nostra personale Intelligenza Emotiva, è necessario disinserire il pilota automatico. Il nostro cervello tende a ripetere, ad agire per schemi. Sono funzionali in certi momenti, pensate ai riflessi velocissimi che ci salvano la vita mente guidiamo o fuggiamo da un pericolo, ma in generale, nella vita di tutti i giorni, possono portarci progressivamente ad essere distaccati dalle nostre emozioni e dalle nostre scelte.


Provate a fare un elenco delle esperienze che state, anche ora, in questo momento fuori dall'ordinario, agendo in modo schematico e automatico. Leggete un libro e vi rendete conto di non ricordare le righe appena scorse, vi parlano e guardate il cellulare, fate la doccia e ve lo ricordate a stento.. e via dicendo.


Dipende da noi conservare un'apertura mentale tale da farci cercare la bellezza in ciò che ci circonda. Il mondo in cui ci muoviamo, speriamo, proviamo emozioni e sensazioni è il mondo della percezione: si realizza dentro di noi e viene poi rielaborato dalla nostra coscienza. Abbiamo la possibilità di scegliere con quali occhi guardare la realtà.


L'Intelligenza emotiva è la bacchetta magica con cui diamo senso, significato e sostanza alla nostra stessa esistenza.


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