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  • Carlotta Pizzi

Perdersi e (ri)trovarsi. Outdoor Education e il dono che mi diede il bosco.

Se ho avuto un mentore nella mia vita, sicuramente è stato il prof. Farné dell’Università di Bologna, che mi ha insegnato a valorizzare il rapporto tra educazione, gioco e teatro, e che per primo mi ha parlato dell’Outdoor Education, ormai diversi anni fa.

Mi ha anche insegnato che il vero mentore è una figura generosa, saggia e gentile, e me lo ha insegnato trattandomi sempre come una persona a cui valeva la pena dare spazio e con cui cercare un dialogo, regalandomi un esempio prezioso di semplicità e sapere, ma questa è (forse) un’altra storia.

L’Outdoor Education è un orientamento pedagogico che intende favorire le esperienze a contatto con l’ambiente esterno, portando i bambini all’aperto anche durante l’orario scolastico, per fare lezione direttamente nella natura, sperimentando la realtà nella sua complessità e bellezza.

Questo approccio porta con sé tante e interessanti conseguenze, richiedendo un profondo ripensamento non solo degli spazi di vita scolastici e urbani, ma anche della professionalità educativa, e uno sguardo “olistico” verso il bambino, che non deve solo imparare, ma vivere le esperienze a tutto tondo, e per il cui benessere fisico e mentale sicuramente l’apprendimento sensoriale tipico dell’outdoor presenta innumerevoli vantaggi.


E gli adulti? Anche noi possiamo vivere esperienze di Outdoor Education.

Auto-educandoci.

Ricercando gli spazi aperti, il silenzio, i luoghi dove il cellulare non prende.

“La terra non ci appartiene, noi apparteniamo alla terra”.

Una buona giornata è quella in cui torniamo a casa sporchi e stanchi, in cui ci siamo persi.

Perdere il controllo attraverso il contatto con una natura di cui sappiamo poco o nulla, e che vive al di là di noi e dei nostri piani.

Accettare di seguire la corrente.

Partendo da quel semplice, quel qui e ora che dimentichiamo quasi sempre di ascoltare.

Una volta, tanti anni fa quando ero adolescente, mi sono persa in un bosco con un gruppo di coetanee. Abbiamo potuto contare, per un tempo che mi sembrò infinito, solo su noi stesse, il nostro intuito e il nostro saper fare squadra.

Ricordo ancora l'odore delle foglie, il rumore degli scarponi sulla terra senza sentieri, il silenzio attento degli alberi.

Quando penso al perché oggi io voglia loro così bene, e mi fidi ciecamente del loro giudizio e della loro intera esistenza, credo che molto abbia a che fare con quel giorno.


Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. (San Bernardo di Chiaravalle)

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